Viaggiare da sole. 7 stereotipi e 3 strategie per fregartene.

Sull'aereo 2-1La prima volta che l’ho fatto mi tremavano le gambe.

Può fare paura, decisamente paura, nella testa rimbalzano domande che nello stomaco diventano nodi.

Ma viaggiare da sole può diventare occasione di crescita, cambiamento, conoscenza di se stessi.

Viaggio spesso da sola e quello che all’inizio era una fonte d’ansia adesso è diventato…una figata!

Il lavoro più duro che ho dovuto affrontare è stato quello di ridimensionare il peso degli stereotipi che, come una calamita, questa scelta attirava.

Ve ne regalo 7 che fanno da sottotitoli ad altrettante domande.

  • Perchè?? Vuoi fare la rivoluzionaria a tutti i costi? Chi fa questa domanda ritiene che le donne debbano stare in casa con la famiglia rispettando un ruolo ben preciso…e altrettanto duro a morire
  • Il fidanzato non ce l’hai? Eh sì, chi viaggia da sola è per forza una zitella acida, altrimenti farebbe continue e sdolcinate lune di miele
  • Il fidanzato ti lascia partire?? Nel caso invece tu sia fidanzata, il tuo lui certamente è un succube che fa tutto quello che dici e accetta tutto quello che fai. Pieno di corna, tante quante i tuoi viaggi
  • Nessuno ti poteva accompagnare? Eccola, la sfigata che non ha amici
  • Chi te le porta le valigie? In quanto donna sei fisicamente debole o, in alternativa, troppo impegnata a camminare sui tacchi
  • Non hai paura? Sei una donna fragile che non può cavarsela da sola, c’è bisogno di un macho!
  • Sei qui per divertirti eh?! Se viaggi da sola sei una facile. La cosa davvero divertente è che se fossi stata un uomo saresti un figo

Ok, sono “solo” stereotipi ma, sta di fatto che, questi giudizi rischiano di innescare una serie di dubbi sulla nostra persona e il nostro modo di agire difficili da ignorare.

Negli anni, perciò, ho capito che potevo fare leva su 3 strategie che si sono rivelate, per me, vincenti e salvifiche:

  • Prendere consapevolezza del fatto che gli stereotipi sono delle costruzioni che non si basano su dati concreti ma su idee preconcette e generalizzate. Insomma, lasciano un po’  il tempo che trovano, quindi perché dovrei dargli peso?
  • Mettere il silenzioso. Chi mi giudica senza conoscermi (generalizzando qualcosa che non si riferiva strettamente a me) e non fa parte della mia vita non può che avere la mia indifferenza. Immagina di poter mettere il silenzioso per queste voci: vedi le labbra muoversi ma non ti arriva nessun suono.
  • Utilizzo sfrenato dell’ironia: arma potentissima da utilizzare senza remore.

Per esempio alla domanda 3 rispondo con un godurioso: il fidanzato mi lascia partire solo perché ho questo vedi, ho sempre fatto credere che fosse un tatuaggio, in realtà è un micro cip che in tempo reale comunica al fidanzato dove sono, con chi, cosa faccio e se indosso una gonna che scopre il polpaccio.

Oppure alla domanda numero 7: ma certo che voglio divertirmi! Infatti la valigia in più è per il kit sadomaso, vuoi provarlo?

La reazione dei guru del dito puntato non ha prezzo!!

Quindi…

VIAGGIA LEGGERA

LASCIA A CASA GLI STEREOTIPI!

Guarda il video sul mio profilo IG http://www.instagram.com/l_ago_nel_pagliaio

 

Post (in) partum

io e papà

Quando ero piccola mio padre scattava delle foto nei giorni speciali: compleanni, Natale, primi passi. A rullino completato le portava a sviluppare dal fotografo e dovevamo aspettare una settimana per ritirarle. Aprire il pacchetto era una festa e ogni foto una sorpresa. L’attesa rendeva tutto più magico. Mia madre conservava le foto in un album che facevamo vedere ai nonni, la domenica.

Questi riti familiari, scanditi da tempi rilassati non esistono più, fagocitati dall’arrivo del digitale e dei social.

Basta aprirne uno e scorrere la home per capire che troppo spesso i bambini vengono esposti alla massa virtuale ancor prima di venire al mondo (reale).

L’ecografia del bambino, i movimenti del bambino nella pancia, il parto, le ninne, la cacca, i vestitini (quasi sempre esplicite sponsorizzazioni), il bambino che piange, che ride, che richiede attenzioni al vuoto cosmico.

La famiglia virtuale potrebbe influenzare in un determinato modo quella reale? Quanto l’identità delle persone (personaggi) coinvolte nella relazione (bambino-caregiver) viene trasformata dal filtro mediatico? Cosa ne farà una volta grande il bambino della sua identità mediatica precostruita dal genitore?

E cosa ne farà il genitore della sua identità non più esperita attraverso quella del piccolo in rete?

Il media potrebbe davvero risultare in questo caso uno scomodo strumento di distorsione della realtà e della relazione primaria, catapultando i protagonisti in una sorta di grottesco Truman Show? Il rischio è quello di creare un cordone ombelicale posticcio (il cellulare) che va ad incastrarsi all’interno di bisogni esibizionistici fuori luogo.

Credo che, come sempre, la normalità potrebbe stare nel mezzo: i media sono una la nostra bacchetta magica per accorciare le distanze con parenti ed amici lontani, ma se usati in un’ottica di rigonfiamento del proprio ego e delle proprie tasche si rischia di utilizzare i bambini come acchiappalike e sponsorizzazioni, piuttosto che amarli per ciò che realmente sono: BAMBINI.

Pasta e fagioli del ritorno. Tips del nonno.

Quando torno da un viaggio all’estero mia madre cucina sempre qualcosa che possa riallacciarmi immediatamente alle mie radici.

Al rientro da Sevilla un profumo paradisiaco arrivava dalla cucina dandomi il bentornata come a dire: vai vai in giro per il mondo, ma dove la trovi una pasta e fagioli così?”.

Processed with VSCO with m3 preset

E subito mi perdo a nuotare in quel brodo caldo come un ancestrale liquido aminiotico.

Semplice e genuina si sentono tutte le sue componenti:

  • Un sofrittino con carota, pomodoro, sedano e cipolla
  • I fagioli messi a bagno tutta la notte e lessati
  • I fagioli (con l’acqua in cui sono stati lessati) che abbracciano il soffritto e ci si tuffano, borbottando in un tripudio di sapori, in trepida attesa del sale e del peperoncino

E poi il trucchetto di Nonno Arsiero: in un sacchettino di lino bianco mettete rosmarino e alloro; mettete il sacchetto nel brodino e continuate la cottura per un quarto d’ora.

Quando l’acqua bolle per bene mio padre aggiunge i maltagliati che fa con le sue mani.

Voi potete aggiungere gli spaghetti spezzati…oppure, in alternativa, vi presto mio padre!

 

 

Ciambellette al vino…Natale in famiglia

Cominciare a non prendersi troppo sul serio. Perché se non tutte le ciambelle riescono col buco non è un problema, anzi, proprio quella sarà unica, speciale. Come quelle tutte sbilenche che le mie manine di bambina impastavano con te, ⓝⓞⓝⓝⓐ. Mi manchi sempre…ma a Natale di più.

Processed with VSCO with p5 preset

Ingredienti

  • 130gr. Olio di semi
  • 130gr. Vino bianco secco
  • 200gr. Zucchero
  • 2 Cucchiai Sambuca
  • 1 Cucchiano Cannella
  • !/2 Cucchiano Lievito per dolci
  • Farina q.b.
  • Zucchero di canna q.b.

Procedimento

  1. In una ciotola mettere olio, vino e zucchero. Mescolare gli ingredienti con una forchetta e aggiungere Sambuca, cannella e lievito e, infine, farina.
  2. Quando il composto è sodo, rovesciarlo su un piano di lavoro e lavorarlo con le mani aggiungendo la farina finché non assume la giusta consistenza (per intenderci non si deve più attaccare sulle mani).
  3. Staccare delle palline da lavorare a cilindro, da cui tagliare le porzioni per formare le ciambelline.
  4. Guarnire la parte superiore con zucchero di canna. Posizionarle su una teglia e infornare a 175° per circa 20 minuti (fino a doratura).

Processed with VSCO with  preset

 

Crema alle nocciole trasformabile in praline al limoncello

La bellezza degli ingredienti semplici che insieme formano qualcosa di unico.

Un “mi dispiace”, chiedere scusa, fare un passo indietro per ritrovarsi un passo avanti.

Siamo così noi esseri umani, basta un colpo di vento per cambiare tutto e un abbraccio per dire “io ci sono, noi ci siamo, ancora”.

I 🄲🄰🄼🄱🄸🄰🄼🄴🄽🅃🄸 spaventano tanto quanto fanno parte di noi e ci rendono ciò che siamo: unici.

Come questa crema spalmabile fatta di ingredienti semplici che insieme diventano qualcosa di unico e sente il bisogno di cambiare, diventare praline

ᴠᴏɪ ᴄᴏᴍᴇ ᴠɪᴠᴇᴛᴇ ɪʟ ᴄᴀᴍʙɪᴀᴍᴇɴᴛᴏ?

🅛🅐 🅡🅘🅒🅔🅣🅣🅐

Nocciole tostate 140gr

Cacao amaro 1 c.ino

Zucchero di canna 30gr.

Olio evo 1 c.ino

☆☆ Frullate lo zucchero. Poi, a parte, frullate le nocciole fino a farne sprigionare l’olio e creare una cremina.

Unite lo zucchero e gli altri ingredienti e frullate per altri 5 minuti. Mettete la crema ottenuta in un barattolo di vetro e riponetelo in frigo per un paio di ore.

☆☆ Con lo stesso impasto potete formare delle praline aggiungendo 1 c.ino di limoncello. Manipolate e fate amalgamare l’impasto a cui avete aggiunto il limoncello, formate delle sfere ben pressate e mettete in frigo, su carta oleata, per 6-7 ore.

2018-10-22 10.52.24 1.jpg2018-10-23 10.02.18 1.jpg

 

Birra a opera d’arte

IMG_20181013_100107_304
TBF, Viale Mazzini-5 Tivoli

Mi piace credere che i sogni possano essere realizzati.

Era alla sua prima festa della birra Mirko, quando decise che lui doveva metterci le mani in quella miscela che, fatta di acqua e sentimenti, tanto somiglia a noi esseri umani.

IMG_20181012_135917_296

Voleva sceglierle e lavorarle quelle materie prime, quel malto, quel luppolo e farle incontrare con ingredienti inediti, come il pizzutello di Tivoli, la sua città.

IMG_20181013_092815_46520181008_210618

IMG_20181013_094120_482

 

Qualche anno dopo, sulla mia tavola natalizia arriva un panettone artigianale, alla birra, tanto innovativo quanto a suo agio in famiglia.

Non potevo immaginare che tre anni dopo, oggi, sarei entrata nel regno di quel 🄼🄰🅂🅃🅁🄾 🄱🄸🅁🅁🄰🄸🄾 che crede nella valenza “popolare” della sua 🄱🄸🅁🅁🄰 🄰 🄾🄿🄴🅁🄰 🄳’🄰🅁🅃🄴 intesa come elemento di aggregazione, cultura, comunicazione.

Non è il tipo da tenere un sogno nel cassetto Mirko, perchè come la sua birra OTB con cui si identifica, morbida e agrumata all’entrata ma forte e amara successivamente, è uno che il sogno testardamente, lo realizza spillandolo in un boccale.

1539433866792
Mirko Onofri, 31 anni.

Tivoli: non solo ville. Il pizzutello è la sua uva unica al mondo.

Settembre è il mese dei ritorni alla routine, della natura che si prepara per cambiare colore e sapori, del clima mite che precede le cioccolate calde sotto il piumone.

Per Tivoli (incredibile città a 30km. da Roma) settembre è un mese speciale dedicato ad un prodotto autoctono e purtroppo a rischio scomparsa: il pizzutello.

Detto anche “uva corna” per la caratteristica forma allungata degli acini cristallini, è un’uva da tavola antichissima: ne parla per la prima volta Plinio il vecchio nel 77 d.C., mentre la prima sagra venne organizzata nel 1845 in occasione della visita in città di Papa Gregorio XVI.

20180915_165628
Pizzutello.

Ancora oggi, a settembre, al pizzutello vengono dedicati tre giorni  di sagra in cui si possono acquistare i pregiati grappoli, partecipare alle visite agli orti ed ai laboratori.

Processed with VSCO with  preset
Durante la sagra vengono venduti i preziosi grappoli.

Il pizzutello è unico al mondo in quanto prodotto solo in un’area di Tivoli posta a ridosso della cascata ed innaffiato con l’acqua del fiume Aniene: è dall’incontro di questi elementi naturali che nasce il suo eccellente sapore e la sua croccantezza.

Purtroppo i coltivatori di pizzutello sono sempre meno a causa dell’abbandono dei campi da parte delle nuove generazioni, a tal punto da rischiare la scomparsa.

 

 

I Tiburtini hanno perfino creato una cantilena dedicata a questo prodotto che li rende orgogliosi, eccola qua:

Sedia sediola

(nome del bambino) va alla scuola

col suo canestrello pieno pieno di pizzutello

la maestra gli fa festa e lo butta dalla finestra!

♠ SE VOLETE VEDERE LA SAGRA (MAGARI CANTANDO LA FILASTROCCA) AVETE TEMPO: ULTIMA DATA DOMENICA 23 SETTEMBRE 2018.

 

Pesto classico e con sorpresa. Due tipi di basilico indimenticabili.

Mi piace affondare le mani nelle piante aromatiche in giardino. Lo faccio la mattina e il profumo mi resta addosso durante il giorno a sostenermi nei momenti di sconforto. Ci sono odori che diventano abbracci, carezze, pacche sulle spalle.

Il basilico mi accompagna spesso e oggi ho deciso di creare due tipi di pesto.

  • Quello tradizionale:

25 gr. di basilico

50 ml. di olio evo

Pesto fatto in casa

35 gr. parmigiano grattugiato

15 gr. pecorino

8 gr. pinoli

1/2 spicchio di aglio

1 pizzico di sale grosso

 

 

  • Con sorpresa: agli ingredienti già elencati ho aggiunto 15 gr. di basilico limonato che mi fu riportato anni fa dalla Siria e che continuo a custodire in giardino. Le foglie donano al pesto una piacevole fragranza al limone sprigionando una freschezza top ad ogni assaggio.1535899360773

In entrambi i procedimenti le foglie di basilico vanno pulite con un panno morbido (e non lavate).

In un mortaio cominciamo a pestare l’aglio sbucciato con qualche grano di sale grosso fino a renderlo cremoso. Poi aggiungiamo gli altri ingredienti continuando a pestare e a schiacciare il pestello contro le pareti del mortaio in senso antiorario.

* Mentre pestate potete immaginare il vostro più acerrimo nemico così da caricarvi di tutta la potenza che risiede in voi e unire l’utile al dilettevole scaricando la rabbia. 

Processed with VSCO with  preset

 

Adoro il pesto classico…ma la variante Siriana è stata una piacevole scoperta.

Il primo viaggio da soli. 10 consigli per partire alla grande.

Chiusi in un cassetto gli stereotipi di cui abbiamo parlato nel post precedente, preparatevi  a muovere il primo passo (quello più difficile!) verso il vostro primo viaggio da soli/e.

autostop mexico

Alcuni accorgimenti vi aiuteranno a lanciarvi nel rocambolesco e adrenalitico mondo dei viaggi in solitaria.

  1. Come prima meta è meglio scegliere un posto vicino e tranquillo, così da avere la sicurezza di poter rientrare facilmente se le cose non dovessero andare bene. Ma, tranquilli, è solo una rete di salvataggio che non userete, perché tutto andrà a meraviglia, fidatevi, scoprirete parti di voi e risorse che nemmeno credevate di avere.
  2. Informatevi su tutti i trasporti presenti nel posto in cui andrete: per esempio se c’è la metropolitana o il bus, il servizio taxi dall’aeroporto ecc. così da non trovarvi impreparati se dovesse esserci uno sciopero ed avere sempre una alternativa. Studiate anche gli orari e i costi di tutti i mezzi di trasporto disponibili.
  3. Procuratevi una mappa della città e focalizzate il quartiere nel quale alloggerete.
  4. Cercate dei punti di riferimento utili: farmacia, forze dell’ordine, supermercato, banca, ristoranti, fermate del bus ecc.
  5. Informatevi sulla cultura del posto e rispettatela. Per esempio se le donne possono accedere a tutti i luoghi e quale è l’abbigliamento consentito.
  6. Gestite il budget. Prima di partire fate un calcolo approssimativo di quanto è per voi  possibile spendere e prendetene nota giorno per giorno durante il viaggio.
  7. Sharing economy. Sarà possibile risparmiare condividendo il taxi, l’auto o addirittura l’alloggio con altre persone.
  8. Evitate di fissarvi solo sugli ostacoli che minacciano la partenza, guardate al viaggio come ad una straordinaria occasione per conoscere se stessi, premere pausa dal caos quotidiano e vivere una esperienza di crescita personale, soli con voi stessi. Dal viaggio non si torna mai uguali a come si è partiti, soprattutto se si viaggia da soli.
  9. Al rientro è importante concedersi un momento per metabolizzare e godere ancora dei momenti vissuti (meglio ancora se hai avuto la possibilità di scrivere un diario di viaggio!) e integrare nella vita quotidiana  tutto ciò che si è acquisito col viaggio. Si può fare una verifica degli obiettivi raggiunti.
  10. Un altro aspetto importante riguarda il rapporto che abbiamo con chi non portiamo in viaggio con noi, con chi lasciamo. Anche questo è in evoluzione ed accompagna il nostro cambiamento.

Adesso sta a te, il primo passo è difficile, ma una volta fatto, gli altri avrai difficoltà a tenerli a bada…buon primo viaggio!

S.